{"id":164,"date":"2020-02-02T16:52:41","date_gmt":"2020-02-02T15:52:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.toninagarofalo.it\/?page_id=164"},"modified":"2021-01-24T12:53:47","modified_gmt":"2021-01-24T11:53:47","slug":"tonino-sicoli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.toninagarofalo.it\/?page_id=164","title":{"rendered":"Tonino Sicoli"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;eterno incanto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine \ndegli anni Sessanta Roma \u00e8 teatro di una intensa vita culturale, legata a\n quel generale clima di rinnovamento che investe l&#8217;Europa. Come gi\u00e0 nei \ndecenni precedenti \u00e8 meta di tanti giovani che dalla Calabria, regione \npriva di universit\u00e0 e accademie, vi si trasferiscono per studiare o per \ndiventare arti\u00adsti: come, ad esempio, Andrea Alfano, Enzo Benedetto, \nMichele Guerrisi, Giuseppe Monteleone, Aldo Turchiaro, Nunzio Solendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche \nTonina Garofalo si trasferisce dalla Calabria nella Capitale per \nintraprendere gli studi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta. \nLascia un Sud provinciale portandosi dietro, con tante belle speranze, \nla sua passione per l&#8217;arte e le sue inge\u00adnuit\u00e0 di ragazza di buona \nfamiglia meridionale. Comincia il suo percorso di studi sotto la guida \ndi Franco Gentilini, esponente della Scuola Romana, che la avvia alla \npittura influenzandone la formazione in direzione del realismo \nfantastico. A dirigere l&#8217;Accademia romana in quegli anni \u00e8 Luigi \nMontanarini, pitto\u00adre di vocazione informale, che esercita sulla \nGarofalo una sug\u00adgestione nel gusto compositivo e coloristico di una \nimmagine disgregata. Fra questi due poli si muover\u00e0 tutto il lavoro di \nTonina Garofalo, attratto, per un verso, dai richiami di una figurazione\n pi\u00f9 tradizionale e, dall&#8217;altro, incuriosito da una gestualit\u00e0 \nliberatoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora studentessa d&#8217;accademia espone nel 1968 al Palaz\u00adzo delle Esposizioni di Roma nell&#8217;8<sup>a<\/sup> Mostra Universitaria Internazionale d&#8217;arti figurative, con in giuria Mirella Bentivoglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Garofalo \nfrequenta anche un giovane artista, Luigi Di Sarro, calabrese come lei, \nmedico e pittore sperimentale, che morir\u00e0 tragicamente nel 1975 e che \nlascer\u00e0 in lei il ricordo di una bella amicizia, ma nessuna fascinazione\n per l&#8217;arte d&#8217;avan\u00adguardia, la ricerca sfrenata e i concettualismi. Per \nlei sono pi\u00f9 importanti le sensazioni, le evocazioni, l&#8217;espressivit\u00e0, la\n sponta\u00adneit\u00e0 di una pittura praticata a &#8220;fior di pelle&#8221;, semplice come \nil suo modo di essere nella vita, pi\u00f9 incline allo strettissimo pri\u00advato\n che alla dispersiva dimensione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure \nTonina Garofalo alla vita di societ\u00e0 avrebbe potu\u00adto accedere con grande\n facilit\u00e0, per via dei legami familiari con il mondo della buona societ\u00e0\n romana attraverso il cognato Riccardo Misasi, parlamentare \ndemocristiano e ministro della pubblica istruzione, personaggio di \nspicco della politica italia\u00adna negli anni Settanta e Ottanta. La sua \nfrequentazione con quell&#8217;ambiente si limita a qualche <em>vernissage <\/em>di\n mostre in cui la si vede assieme ad esponenti del governo e dei partiti\n come l&#8217;al\u00adlora segretario della DC Ciriaco De Mita. Alla mondanit\u00e0 \npre\u00adferisce artisti e critici d&#8217;arte, con i quali si rapporta sempre con\n discrezione e qualche timidezza. Cerca consigli e consensi per il suo \nlavoro che conduce con precisione e riserbo, sollevando a se stessa \npiuttosto questioni interiori e di ricerca spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>Incontra \nCesare Vivaldi che l&#8217;affianca in qualche occasio\u00adne, nelle sue \ndiscontinue esibizioni in pubblico. Vivaldi, prima docente di storia \ndell&#8217;arte e poi direttore dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma, nel \npresentarne la mostra personale alla Galleria di Ettore Russo a Piazza \ndi Spagna, nel 1974, cos\u00ec caratterizza il suo lavoro: \u00abIl quadro diventa\n il centro in cui eventi spaziali si coagulano e dal quale si irradiano \nin forma, per l&#8217;appunto, di energia cromatico-luminosa. Sulla tela la \nGarofalo crea dei vortici, dei guizzi di colore-luce che non hanno solo \nuna funzione espressiva ma mirano a estendersi tentacolarmente nello \nspazio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel \nfrattempo Tonina Garofalo lascia Roma per ritornare a Cosenza, dove \nintraprende a insegnare nel Liceo Artistico di nuova istituzione. Qui fa\n cerchia con i giovani artisti che si rac\u00adcolgono variamente attorno al \ndirettore Franco Lupinacci, arti\u00adsta citazionista impegnato gi\u00e0 da \nallora in una riscoperta post\u00admoderna dell&#8217;arte del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella \nseconda met\u00e0 degli anni Settanta \u00e8 presente in alcu\u00adne mostre a Cosenza,\n espressione dei primi timidi gruppi arti\u00adstici alla ricerca di una \nidentit\u00e0 e di una strategia organizzativa. Nel 1974 espone al Centro \nd&#8217;Arte La Bussola di Giancarlo Sirangelo e nel 1975 \u00e8 invitata a &#8220;Arte e\n Mezzogiorno&#8221; nell&#8217;am\u00adbito della Festa dell&#8217;Unit\u00e0 a Cosenza; nel 1979 \npartecipa alla 3<sup>a <\/sup>Rassegna Internazionale della Grafica \n&#8220;Citt\u00e0 di Lecce&#8221;, orga\u00adnizzata da Luciano Marziano, Mario Penelope. \nGiuseppe Selvaggi e Fernando Miglietta, che, nello stesso anno, ne \npresenta anche la mostra personale alla Galleria <em>II Triangolo <\/em>di Enzo Le Pera a Cosenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto con\n gli anni Ottanta si avvia in Calabria una stagio\u00adne di rinnovamento, \nche vede stabilizzarsi un salutare via vai di tanti artisti calabresi \n&#8220;stanziali&#8221; con il resto d&#8217;Italia, per rom\u00adpere l&#8217;emarginazione e per \navvicinarsi ai centri metropolitani e, soprattutto, agli ambienti \nartistici della Capitale. Mentre a Roma approdano gli artisti \n&#8220;post-meridionali&#8221; tenuti a battesi\u00admo dai critici d&#8217;arte Filiberto \nMenna, Enrico Crispolti e da me, Tonina Garofalo, alternando sortite \npubbliche a periodi di iso\u00adlamento, nel 1984 entra in contatto proprio \ncon Menna, che ne apprezza soprattutto la produzione grafica e \u00abla \nmarcata capa\u00adcit\u00e0 di trasfigurazione fantastica\u00bb attraverso quei suoi \n\u00abcontor\u00adni che si espandono in efflorescenze erboree ed intricati \ncespu\u00adgli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esercizio\n creativo diventa per lei sempre di pi\u00f9 un&#8217;espe\u00adrienza personalissima, \nautoreferenziale che privilegia le sensa\u00adzioni pi\u00f9 riposte. Lo spazio \ndella pittura \u00e8 uno spazio dell&#8217;ani\u00adma, dove le immagini sono evocazioni\n psichiche in perenne turbinio, dove affiorano ricordi e desideri, sogni\n e vagheggia\u00admenti. Questa ricerca di interiorit\u00e0 e di ritiro nella \npropria <em>pri\u00advacy <\/em>fa tutt&#8217;uno con il suo trasferimento da \nCosenza a Fiumefreddo Bruzio, sulla costa tirrenica, luogo naturalmente \nincline alla meditazione gi\u00e0 scelto dall&#8217;abate Gioacchino da Fiore nel \n1200 per edificarvi l&#8217;abbazia di Fonte Laurato.<\/p>\n\n\n\n<p>Continua \ncos\u00ec un percorso esistenziale introspettivo che saltuariamente si \nconcede delle esternazioni; alla fine degli anni Ottanta e per tutti i \nNovanta la segue per un significativo trat\u00adto di strada il critico e \npoeta Giuseppe Selvaggi, che la fa esporre nel 1989 nel suo spazio \nromano &#8220;Idea&#8221;, scrivendole la presentazione assieme a Luigi Tallarico, \naltro calabrese come loro. Pertinentemente Selvaggi parla del suo \n&#8220;silenzio d&#8217;arti\u00adsta&#8221; a spiegare una &#8220;rinuncia&#8221; al presenzialismo che \u00e8 \nuna scel\u00adta di vita, magari controtendenza, ma certamente autentica, \nimprontata ad una serena semplicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A \nsottolineare il suo candore umano \u00e8 lo stesso Riccardo Misasi, uomo \ncolto e dedito anche alla poesia, che nel 1993 in occasione del \ncinquantesimo compleanno della Garofalo, scri\u00adve:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cinquant&#8217;anni sono un&#8217;et\u00e0 adulta<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non per Tonina, per\u00f2 la cui freschezza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Rimane intatta e nel suo cuore esulta<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E sempre esulter\u00e0 la fanciullezza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quel fare semplice e forse un po&#8217; svampito<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quella sensibilit\u00e0 un po&#8217; creativa \u00e8 tutto. E nulla<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Pu\u00f2 il tempo. Fino all&#8217;infinito<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tonina \u00e8 e rester\u00e0 fanciulla&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ad una \ncondizione eternamente innocente si rif\u00e0 tutto l&#8217;at\u00adteggiamento \nintellettuale di questa artista senza pose e senza imbarazzi per la \npropria ingenuit\u00e0. La produzione di questo periodo \u00e8 documentata nella \npartecipazione al XXII Premio Sulmona nel 1995, e alla rassegna \n&#8220;Immaginaria&#8221; al Palazzo Comunale di Fiumefreddo Bruzio nell&#8217;estate del \n2000.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi \nultimi vent&#8217;anni la sua tensione si \u00e8 rivolta alla conquista di una \ndimensione immateriale, che si \u00e8 identificata anche con l&#8217;esperienza \nreligiosa, condotta con gioia ed esalta\u00adzione. Cos\u00ec anche la sua pittura\n \u00e8 diventata progressivamente trasfigurante, in un graduale processo di \nastrazione dalla realt\u00e0. A questa fase spiritualistica si collegano le \nopere di arte sacra per alcune chiese calabresi, specialmente il \npannello del Fonte Battesimale nella Chiesa di Sant&#8217;Amelio a Cosenza \n(2004), che rinunciando alla descrizione didascalica, meglio rende \nl&#8217;afflato mistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Le forme \npure di quest&#8217;ultimo periodo sembrano interpre\u00adtare meglio l&#8217;ansia di \nessenzialit\u00e0; la sintesi a cui perviene l&#8217;ar\u00adtista privilegia il valore \ndella superficie che \u00e8 resa vibrante da segni sincopati e rapide \npennellate.<\/p>\n\n\n\n<p>La figura  si annulla e si ricompone in geometrie primarie ad evocare una superiore  entit\u00e0. L&#8217;immagine si minimalizza e la rappresentazione tace, lasciando  il posto ad un brusio visivo che attua la catarsi del sembiante.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.toninagarofalo.it\/?page_id=43\" data-type=\"page\" data-id=\"43\">Torna alla pagina precedente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;eterno incanto Alla fine degli anni Sessanta Roma \u00e8 teatro di una intensa vita culturale, legata a quel generale clima di rinnovamento che investe l&#8217;Europa. 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